venerdì 6 luglio 2012

Intervista sui crop circles a Leonardo Dragoni

Quella che vi proponiamo di seguito è una breve intervista di 10 domande che abbiamo voluto sottoporre a Leonardo Dragoni in occasione dell'uscita del suo nuovo libro "La Verità sui Cerchi nel Grano, Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile", Edizioni Alvorada. Leonardo Dragoni, da sempre appassionato del fenomeno dei cerchi nel grano, nel 2005 ha fondato (e tutt'ora dirige) il sito “cropfiles.it”, che è considerato un punto di riferimento per la casistica di tutti i crop circles italiani dalle origini a oggi. 
Personalmente riteniamo che il lavoro svolto da Leonardo (nostro caro amico da diversi anni) sia stato prima di tutto coraggioso, perchè sappiamo bene anche noi cosa significa avere a che fare con queste tematiche "scomode" e tutto ciò non è facile da affrontare se non si ha il giusto metodo e la giusta motivazione nel farlo; inoltre crediamo che il suo libro sia assolutamente necessario, perchè in merito a questo argomento dei cerchi nel grano negli anni si è creata davvero molta confusione di informazione, molto spesso non genuina, ed era appunto necessario rimettere il giusto ordine ad un argomento molto vasto e molto spesso intricato e rendere cosi una visione più chiara su questo affascinante mondo dei crop circles.

Segue ora l'intervista integrale.
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Iniziamo con una domanda classica, cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla tematica dei crop circles? Puoi raccontarci brevemente come è nata questa tua passione e quali sono i motivi che ti spingono nella tua ricerca tanto da scrivere un libro su questo argomento?

Prima di tutto vorrei ringraziarti per questa intervista, e porgere un saluto ai lettori di “UfologiaMarche”, portale che – in un certo senso – ho visto nascere e crescere, e a cui vanno i miei migliori complimenti e auguri.

Non c’è un evento scatenante che mi ha spinto ad occuparmi di cerchi nel grano. Sono da sempre attratto dalle tematiche del mistero, da tutto ciò che sembra insondabile, bizzarro, arcano. Tra i tanti misteri, quello dei crop circles mi è sempre sembrato il più contemporaneo, il più accessibile e il più affascinante. È così che me ne occupo da circa dieci anni. Sette anni fa, nel 2005, ho fondato il sito cropfiles.it, in cui raccolgo e documento l’intera casistica dei pittogrammi italiani, dalle origini fino ad oggi. Tento anche di fare una seria ed esaustiva informazione su questo fenomeno, pubblicando studi, approfondimenti, indagini, interviste. Ho letto la gran parte della letteratura esistente su questo fenomeno, e mi confronto costantemente con altri appassionati, studiosi e ricercatori. Questo mi ha portato ad avere una conoscenza piuttosto approfondita dell’argomento, che però mal si concilia con l’informazione predominante divulgata dai media. Ecco perché un libro, che è al contempo la summa delle mie esperienze e conoscenze acquisite, ed un tentativo di fare una informazione sobria e puntuale, capace di riportare il fenomeno alla sua reale portata, di scavalcare i molti luoghi comuni e le approssimazioni della divulgazione di massa.



Quanti e quali sono i cerchi nel grano che hai visitato nella tua vita e se ce nè stato uno in particolare che ti ha colpito più degli altri?

Non ne ho visitati tantissimi, credo una dozzina o poco più. Sono più un “topo di biblioteca” che un esploratore. Molte volte sono stato sul punto di partire alla volta di qualche crop circles. A volte l’ho fatto, molte altre invece - vuoi gli impegni, vuoi la mia forte allergia alle graminacee - ho preferito guardarmi le foto e leggermi i reportage altrui, comodamente da casa.
Quello che sicuramente mi ha colpito più degli altri si trova proprio nelle Marche, a Montegranaro. Era il 26 giugno del 2005, e di buonora mi recai a Montegranaro per visitare il crop circle che era apparso qualche giorno prima, credo il giorno 18. Durante la ricerca mi sono però imbattuto in un altro pittogramma, che proprio non mi aspettavo di trovare. Si trattava di un agroglifo imponente e incantevole, probabilmente il più bello di quell’anno, e avrebbe suscitato nei mesi successivi un ricco dibattito. Credo di essere stato il primo a calcarlo. Per questi motivi ho deciso anche di utilizzare una foto che scattai quel giorno come copertina del mio libro, e come sfondo della homepage del mio sito. Inoltre all’epoca avevo ancora un approccio meno scettico verso questa tematica. Sono emotivamente molto legato a quel pittogramma. Se un giorno scoprirò chi lo ha realizzato, vorrò sdebitarmi.


A partire dall'anno 2003 ad oggi anche la regione Marche ha visto apparire nei propri campi di grano diversi crop circles più o meno complessi tanto da divenire una delle regioni d'Italia più colpita da questo fenomeno negli ultimi anni. Qual'è la tua idea riguardo i cerchi nel grano marchigiani?

Si hai ragione. Il 2003 è stato l’anno del boom di questo fenomeno in Italia, e le Marche – se non ricordo male – furono proprio la regione più colpita in assoluto quell’anno. Come sicuramente ricordi anche tu (lavorammo insieme su un documento di indagine statistica sui crop circles italiani nel quadriennio 2003-2006) Montegranaro, a quell’epoca, direi che poteva essere considerata la capitale dei cerchi nel grano, e le Marche in genere erano una regione fortemente interessata dal fenomeno. Lo è ancora per la verità, credo venga dopo il Piemonte, la Lombardia, e l’Emilia Romagna. Medaglia di latta insomma. Ultimamente va per la maggiore Poirino, e il Piemonte in genere. Sia per quantità che per qualità. I cerchi marchigiani sembrano in calo, ma restano comunque di tutto rispetto.


In un capitolo del tuo libro si dice che tutti concordano sul fatto che una buona porzione dei cerchi nel grano sia man-made (creato dall'uomo) e si danno delle percentuali (almeno il 50% secondo alcuni, fino all'80% secondo altri, la totalità secondo gli scettici). Quanti sono secondo te i crop circles creati dall'uomo? Qual'è la tua personale percentuale in merito?

Direi 99,9 periodico, solo perché non voglio dire 100. In cuor mio nutro sempre la remota speranza di aver preso una cantonata, a fare lo scettico. I fatti però ormai parlano molto chiaro, basta saperli e soprattutto volerli leggere. Quando si va ad approfondire seriamente questo tema, come credo di aver fatto con passione in questi anni, si scopre che dietro la cortina di fumo fatta di infinite speculazioni e sensazionalismi, c’è la nitida visione di una realtà molto diversa da quella che ci hanno sbandierato davanti agli occhi. E la realtà è che i cerchi nel grano sono opere d’arte (land-art), o – secondo da che prospettiva la si vuol vedere – sono forse la più grande illusione e beffa del secolo.
Sono fermamente convinto che chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio, arriverebbe alle mie stesse conclusioni, se fosse informato correttamente. Purtroppo l’informazione sul crop-circling è invece una nota molto dolente, e quotidianamente vengono prodotti articoli, reportage, documentari, di assoluta disinformazione. Spesso in buona fede. Ti faccio un esempio banale. Se qualcuno dice che in un cerchio nel grano ha registrato delle anomalie elettromagnetiche, oppure dice che gli steli a terra erano intrecciati, dice – con due parole - qualcosa che fa apparire l’evento come misterioso, o addirittura alieno. Nessuno si chiede però cosa si intenda per “anomalie”, chi le ha rilevate, come, con che strumenti, con quali competenze, con quali verifiche, dove sono i dati, e cosa ci dicono realmente ed esattamente. E nessuno si chiede cosa significhi “steli intrecciati”, tantomeno nessuno sa che intrecciare gli steli – in determinate modalità, circostanze e settori del crop circle – può essere ad esempio una tecnica dei circlemakers (artisti che creano queste formazioni) dovuta a ragioni pratiche oltre che estetiche. E farlo, se lo sai fare, è più facile che spiegarlo. Sono solo banali esempi a caso (potrei farne un centinaio), che spero rendano l’idea di ciò di cui sto parlando.


Secondo te qual'è il messaggio che vogliono trasmettere e i motivi che spingono i circle-makers a creare i disegni sul grano anche rischiando denunce da parte dei proprietari dei terreni? Hai mai conosciuto di persona un circle-maker?

Di persona no, ne conosco diversi con cui mi sento telefonicamente, via mail, facebook ecc. Ho anzi in progetto di realizzare molto presto una intervista con alcuni di loro. Sicuramente ti saprei rispondere meglio dopo averli intervistati, ma per ora ti dirò che non credo si possa generalizzare. Ogni circlemaker, o gruppo di circlemakers, ha un suo stile, ha probabilmente le proprie motivazioni, i propri stimoli, e differenti messaggi da voler comunicare. Credo anche che esista, tra alcuni gruppi e individui, una sana rivalità artistica. Ci sono poi circlemakers che agiscono su commissione, o per denaro, e altri per passione, altri ancora per trasgressione, o per esprimersi artisticamente, e altri per un po’ di tutti questi motivi insieme. Esasperando il concetto, sarebbe come chiedersi cosa spinge i pittori a dipingere i loro quadri. Non credo possa esistere una risposta univoca.


Leggendo il libro si nota come molto spesso si getta discredito all'ufologia, ai testimoni di avvistamenti di ufo o ai vari sensitivi, ecc... ma poi, leggendo la conclusione, mi ha colpito molto la frase scritta nella quale dici che da bambino facevi segnali luminosi per cercare di comunicare con gli ufo. Innanzitutto mi preme sottolineare come l'acronimo UFO dall'inglese tradotto significa Oggetto Volante Non Identificato, che quindi non significa necessariamente navicella aliena proveniente dallo spazio come la maggior parte della gente pensa quando sente parlare di ufo. Detto ciò, qual'è il tuo pensiero attuale (e come si è modificato eventualmente dal passato) in merito all'ufologia? Secondo te siamo soli nell'universo?

Concordo evidentemente con te sull’acronimo UFO.
Spero che non siamo soli, e credo che sia una speranza ben riposta.
Non sono un ufologo, né un esperto di ufologia, quindi ti risponderò come posso. Personalmente credo che l’ufologia si possa considerare un ramo della conoscenza molto interessante e affascinante, se affrontato in modo serio. A mio avviso l’ufologia dovrebbe aspirare a mettersi al pari con altre scienze, ad esempio l’esobiologia. Per fare ciò è necessario che ampli il proprio raggio di azione e la propria portata, non limitandosi a identificarsi solamente con lo studio delle testimonianze relative agli avvistamenti. La testimonianza – sempre che sia in buona fede - è comunque legata a troppe variabili interne (mentali, di memoria, motivazione, ricordo, percezione) ed esterne (fisiche e ambientali, sociali, psicologiche, culturali, religiose). Pertanto è difficile che possa assurgere ad elemento discriminante o decisivo.
A maggior ragione se parliamo di sensitivi o contattisti, ritengo che questa tipologia di testimonianze dovrebbe rimanere confinata nella sfera privata e soprattutto spirituale, o comunque non dovrebbe avere risalto all’interno di una disciplina che voglia avere connotati oggettivi e apparire credibile.
A parer mio sarebbe anche necessario che l’ufologia si svincolasse da tutta una serie di orpelli e di personaggi che ne minano la credibilità, e che rappresentano una delle cause per cui questa disciplina rimane relegata nel campo – al più - delle pseudo-scienze. Un esempio banale: la settimana scorsa ho scritto un articolo per “Scienza e Conoscenza” sul “Segnale Wow!”. Gli “ufologi-per-caso”, forse non sanno neanche cosa sia. Eppure è quanto di più vicino ad un “contatto” ci sia mai stato. Questi stessi ufologi magari sanno tutto sugli ormai quotidiani avvistamenti, filmati, fotografie, che poi regolarmene si rivelano essere delle autentiche “bufale”. Io sono dell’idea che non troveremo mai ET in una foto, in un video, o in un parco. Lo troveremo, se lo troveremo, sotto forma di comunicazione radio. Grazie agli scienziati e alla tecnologia, non agli “ufologi-per-caso”.
Non più di un mese fa una nota trasmissione televisiva ha proposto un servizio in cui si parlava di un presunto attacco militare alieno alle basi militari americane, che avrebbe causato anche la morte di numerosi militari statunitensi. Di questo evento, si diceva, nessuno saprebbe niente perché il tutto sarebbe stato insabbiato dal cover-up governativo. Ho citato il primo caso che mi è venuto in mente, su centinaia di questo genere. Ecco, se questa è l’ufologia, confesso che ne farei volentieri a meno.

Quando ho detto che da bambino facevo segnali luminosi verso la volta celeste, con una torcia tascabile a batterie, per comunicare con gli ufo, è vero. Ma ero un bambino. A volte scherzosamente mi chiedo: se avessi continuato a fare segnali con la torcia, forse oggi sarei caporedattore di qualche importante rivista, trasmissione, o organo di informazione?
Allora torno serio e mi rispondo che fortunatamente non esistono solo gli “ufologi-per-caso”, ma anche chi si occupa di ufologia con competenza, in modo sobrio, coscienzioso e ponderato.


Pensi che la scienza sia l'unico mezzo per risolvere la questione crop circles? Quali potrebbero essere gli elementi caratterizzanti (per la scienza) per ritenere un cerchio nel grano autentico, cioè non creato dall'uomo?


Credo che la scienza, pur con i suoi limiti, sia il miglior strumento di cui disponga l’umanità per indagare su qualsiasi fenomeno, almeno in cui non vi siano forti componenti immateriali, dello spirito, o ultra-immanenti.
In presenza di queste ultime, allora la scienza potrebbe non essere il miglior metodo o strumento per “risolvere la questione”, ed anzi potrebbe rivelarsi insufficiente, inadeguata. Essa è infatti chiamata a rispondere della realtà fisica, non di quella che potremmo definire spirituale.
La domanda allora diverrebbe la seguente: i cerchi nel grano sono una manifestazione dello spirito, o di conoscenze che sfuggono alla nostra logica e alla nostra scienza?
Può darsi, e in tal caso la scienza potrebbe non essere sufficiente. Ma a mio avviso questa è una possibilità del tutto remota, poiché tutto lascia intendere che non sia affatto così.

Colgo l’occasione per dire che bisognerebbe finalmente mettersi d’accordo sul ruolo della Scienza, che tutti utilizziamo quotidianamente (senza neppure accorgercene) e di cui tutti beneficiamo. Voglio dire che la Scienza non può essere utilizzata a piacimento e strumentalmente, tirata per la giacchetta in base alle convenienze. Chi produce argomentazioni metafisiche, spirituali, ultra-immanenti, non può poi ricorrere ad elementi scientifici e inserirli ad arte dove meglio conviene. Dico questo perché – riguardo i cerchi nel grano – quasi tutte le spiegazioni non convenzionali sulla loro scaturigine e natura, fanno ricorso strumentalmente ad elementi scientifici, per avvalorare determinate ipotesi e costruzioni di altra natura. Accade allora che la comunità scientifica giustamente intervenga, magari facendo cadere il castello di carte. A quel punto è inammissibile che si replichi che non tutto si può valutare col metro della Scienza.
Se siamo stati folgorati da una visione mistica o spirituale che ha infuso in noi la conoscenza, per cui statuiamo che i cerchi nel grano sono opera di alieni o entità misteriose, sta bene. In questo caso la Scienza non ha di ché replicare. Non è di sua competenza.
Se invece i cerchi nel grano sono opera di alieni perché – ad esempio - gli steli sono piegati sui nodi, questi ultimi risultano bruciati, ci sono insetti stecchiti sugli steli stessi, pertanto si deduce che siano stati esposti a forti fonti di calore, magari a microonde, magari tramite sfere di luce dotate di coscienza e intelligenza ecc ecc… allora la Scienza ha la facoltà, e oserei dire perfino il dovere, di intervenire per dimostrare che queste equazioni non stanno in piedi per innumerevoli ragioni, e che questa teoria è inverosimile se non infondata. Una fonte di calore di questo genere avrebbe incenerito l’intero campo, e non piegato solo alcuni steli selettivamente, o bruciacchiato alcuni nodi e non altri. Inoltre esistono spiegazioni naturali, in agronomia e in entomologia, per cui si generano questi effetti sulle piantagioni e sugli insetti.
Il discorso sarebbe molto più lungo e complesso, impossibile da approfondire in questa sede. Spero comunque di aver reso l’idea.

Riguardo la seconda domanda, sugli elementi caratterizzanti – per la scienza - per definire un crop circle come qualcosa di non-umano, credo che ad oggi non ce ne siano. Se la scienza è in grado di fornire una spiegazione ad un fenomeno, questo significa che quel fenomeno è convenzionalmente spiegabile. In presenza di elementi non spiegabili in via convenzionale, allora si potrebbe aprire all’ipotesi extra-terrestre. Torno ancora al c.d. “segnale Wow!”, per fare un esempio. In quel caso, quel segnale, di per sé già molto peculiare, fu sottoposto a tutte le possibili spiegazioni empiriche e scientifiche, procedendo per esclusione. Si escluse che potesse trattarsi di pianeti, satelliti, asteroidi, velivoli, trasmettitori, scintillazioni interstellari, lenti gravitazionali e via dicendo. Era dunque legittimo tenere in considerazione l’ipotesi extraterrestre. Nel caso dei cerchi nel grano invece, non esistono eventi scientificamente inspiegabili (anche se qualcuno ha voluto farlo sembrare), né elementi che possano seriamente condurre ad ipotesi extra-terrestri.


Cerchi nella neve, nell'acqua e nella sabbia. Hanno, secondo te, qualcosa di misterioso o è solo una nuova "moda artistica" che imita i crop circles?

Non la definirei propriamente una moda, neppure una imitazione. Credo siano il risultato di una manifestazione artistica (Land-Art, o Earth-Art) molto simile al crop-circling. Che io sappia non c’è granché di misterioso. Molti di questi artisti sono noti, e realizzano davvero dei capolavori incredibili, con l’ausilio di soli strumenti rudimentali. Di recente ho scritto un articolo intitolato “Viaggio nella landArt. Sono land-artists i veri alieni?” in cui ci sono molte immagini che illustrano le realizzazioni di alcuni di questi artisti, e c’è anche un parallelo con i cerchi nel grano. Credo quindi che quell’articolo (fatto in gran parte di immagini) sia la risposta più esauriente alla tua domanda. Chi volesse può trovarlo a questo indirizzo: www.cropfiles.it/articoli/LandArt.html


Tu pensi, considerando l'intera storia del fenomeno crop circles dalle origini ad oggi, che ci sia stato almeno un crop circle che non sia di fattura umana (questo non significa che sia stato per forza fatto da alieni, ma anche, per esempio, da altre energie a noi ancora sconosciute)?

Quel che ho fatto nella seconda parte del mio libro è proprio selezionare nove casi ritenuti – come tu dici – “non di fattura umana”, nove casi eclatanti, per i quali ci sarebbero prove incontrovertibili secondo cui non possono essere stati realizzati dall’uomo. Ebbene avrai sicuramente notato anche tu come queste prove incontrovertibili, ad un attento e approfondito esame, si sono rivelate discutibili, in alcuni casi delle autentiche panzane.
Ora è chiaro che non conosco tutti i crop circles apparsi nel mondo da trent’anni a questa parte. Tra quelli che conosco però (e non sono pochi) direi di no, nessuno può ragionevolmente ritenersi di origine o natura misteriosa o “esotica”, o almeno non è mai stato “dimostrato” tale. Del resto se ce ne fosse anche solo uno, potrebbero essercene tanti.


Siamo giunti alla conclusione di questa breve intervista. Come evolverà in futuro, secondo te, il fenomeno cerchi nel grano? E quali sono i tuoi progetti futuri sull'argomento? 

Progetti specifici non ne ho. Continuerò ad occuparmi di questo tema, perché mi appassiona, anche se a volte mi cadono le braccia nel rendermi conto che i miei sono probabilmente sforzi inutili, dal momento che le illusioni troveranno sempre fonti di nutrimento e seguaci in quantità. Sto già pensando ad una seconda edizione del libro, ammodernata e con delle informazioni ulteriori, che vorrei rendere più fruibile a tutti, sotto tutti i punti di vista. Vedremo… l’editoria, soprattutto quella italiana, mi par di capire sia un altro mistero.
Riguardo come evolverà in futuro il fenomeno dei cerchi nel grano, io ho la sensazione che sia già in declino, e tenderà a scomparire man mano che ci si renderà conto – poco per volta – che si è trattato di una grande illusione.
Quando aprii “cropfiles.it”, sette anni fa, scrissi che il giorno in cui il mistero sarebbe stato svelato, il sito avrebbe chiuso. Per me oggi, salvo imprevedibili e improbabili svolte, il mistero è svelato, e il caso è chiuso. Non lo è però per moltissime persone, ragion per cui il sito rimane aperto e il mio ruolo rimane attivo. Credo però che basterà un’altra decina di anni. La verità, prima o dopo, viene sempre a galla. O forse no…

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Grazie a Leonardo Dragoni per la sua disponibilità.

Se siete interessati ad approfondire l'argomento vi rimandiamo al suo libro di cui potete trovare alcune informazioni a questo link: http://www.cropfiles.it/libro.html 

Vi forniamo anche il link all'indagine statistica sui crop circles italiani nel quadriennio 2003-2006 svolta in collaborazione con noi:
http://www.cropfiles.it/articoli/cropstatic.pdf

1 commento:

  1. interessante... anche il libro (l'ho letto)...

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