lunedì 19 marzo 2018

Abruzzo: Ufo in Adriatico? Dopo 40 anni il mistero resta

Sono passati esattamente 40 anni da quell’ottobre del 1978, quando gli UFO “invasero” l’Abruzzo, almeno così in molti pensarono. E il “Triangolo dell’Adriatico” fece parlare mezzo mondo.

Era il 1978, quando il “Triangolo dell’Adriatico”, una zona triangolare di mare tra Ancona, il Gran Sasso e Pescara fece parlare di sé mezzo mondo. In quel triangolo di mare accadde di tutto, in qualche caso grazie all’esagerazione e alla fantasia, ma in altri casi senza effettive spiegazioni. Dalle acque del mare, come raccontavano gli stessi pescatori, venivano fuori colonne d’acqua dal diametro di una decina di metri. Il mare ribolliva in alcuni tratti, in particolare a nord di Martinsicuro e ci furono segnalazioni di corpi luminosi tra le onde. I marinai parlavano di bussole impazzite, di nebbie improvvise, di radar di bordo che localizzavano oggetti sconosciuti. Raccontavano di rumori, esplosioni di luci, improvvise correnti che facevano perdere la rotta ai pescherecci. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre del 1978 si consumò una tragedia in mare, al largo di San Benedetto del Tronto, quando morirono nel naufragio del loro peschereccio, due fratelli di Martinsicuro. “Una morte strana, troppo strana”, a detta degli altri marittimi. Ci furono decine e decine di avvistamenti tra l’Adriatico e il Gran Sasso, da Pescara fino a Martinsicuro. Addirittura pare si sia manifestata un’onda “anomala” che avanzò fino all’arenile di Pescara mettendo in fuga i turisti, mentre luci arancioni comparivano sul Gran Sasso e un “oggetto non identificato” paralizzò una centrale elettrica a Pietracamela. Suggestione collettiva? Esagerazione” Semplice coincidenza? Sta di fatto che furono chiamate in causa anche le forze dell’ordine con numerose segnalazioni da parte dei cittadini: le Capitanerie di Porto, ad esempio, più volte perlustrarono il tratto di Adriatico interessato dai presunti avvistamenti. Il fenomeno “UFO” in Abruzzo richiamò TV e giornalisti da mezzo mondo. Giunsero anche squadre di scienziati che, in qualche caso di nascosto, studiarono a fondo ciò che accadeva o veniva raccontato da esterrefatti testimoni. Le conclusioni furono per alcuni il silenzio, per altri il negazionismo, per altri ancora “solo bolle di gas”. Secondo alcuni ufologi esisterebbe una specie di rotta degli UFO che sorvola il Gran Sasso e si dirige verso l’Adriatico, e in uno dei vertici del triangolo, il Conero ad Ancona, gli avvistamenti di UFO sono e sono stati sempre centinaia. Dopo tanti anni, il Mistero del Triangolo dell’Adriatico continua ad affascinare e ad alimentare il dibattito. L’Abruzzo venne portato alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali. Chi ha vissuto quegli anni, racconta, ad esempio, di una diretta fiume da Pescara, da parte di Emilio Fede, allora in RAI. E i pescatori ricordano nitidamente quei mesi, in cui, raccontano, aveva timore a uscire in mare. Il mistero comunque resta. C’è chi dice che siano tanti i protagonisti di questa vicenda su uno scacchiere troppo ampio per far pensare ad una semplice serie di casi fortuiti e che, finora, non ci sono spiegazioni scientifiche esaurienti per archiviare il fenomeno come suggestione collettiva.

Video tratto dalla trasmissione “Voyager”


Ecco cosa scrive di quei mesi a cavallo tra il 1978 e il 1979, Pino Morelli, direttore “Xtimes:

“Dalla curiosità, al timore. Dalla preoccupazione, al panico. E’ ancora oggi difficile tranquillizzare quella gente (che lavora ancora con i testimoni d’epoca) perché non esiste nessun elemento inquinante nei racconti di ciò che loro (o i propri amici ed i rispettivi parenti) videro: luci che emergono, globi colorati che livellano la superficie o filtrano sotto le imbarcazioni. La loro “seconda casa” era diventata all’improvviso, un incubo. Altri colleghi poi, si trovarono in condizioni di autentico shock per via del ribollire del mare, o per il formarsi di straordinarie colonne d’acqua. E ancora timore, a causa di quelle anomale presenze di “formazioni” subacquee misteriose sui radar di bordo, per le enigmatiche interferenze elettromagnetiche o “semplicemente”, per l’avvenuto avvistamento di oggetti volanti nel cielo. Pedaso, Grottammare, Giulianova e Tortoreto, Ortona a Mare, Porto d’Ascoli, Cupra Marittima, Pesaro ed altre località confinanti, furono teatro, a partire dal 6 novembre 1978 (il primo testimone fu il pescatore Antonio Pallesca che avvistò un grosso globo luminoso che lo seguiva) di inspiegabili fenomeni, tutti documentati ed autenticati dagli stessi protagonisti. Fino al punto che quello abruzzese – marchigiano fu definito il nuovo “triangolo”, riferito ovviamente al ben più noto Triangolo delle Bermude che richiamò l’attenzione pubblica negli anni ’70.
Poi, avvenne il momento dei fratelli Vittorio e Gianfranco De Fulgentiis di Martinsicuro: pescatori trentenni inesperti (ma buoni naviganti) che porteranno per sempre nel silenzio la propria tragica storia. I vecchi uomini della costa, collegano agli altrettanti misteriosi avvenimenti, UFO il rocambolesco esito della loro scomparsa: nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, il loro motopeschereccio ”Francesco Padre” affondò nelle acque di S.Benedetto, affogandoli.
“Una morte troppo strana: uno dei giovani fu ritrovato con il volto spaventato e senz’acqua nei polmoni. Da escludere la morte per annegamento…”, come riferirono alcuni colleghi del posto i quali escludono assolutamente la causa di morte dei propri cari, se dovuta a circostanze “naturali”. Di questo ne è convinto ancora oggi il sig. Antonio Pallesca, uno dei pescatori che a suo tempo fu “seguito in mare” da misteriose luci rosse.
Anche qui torna a farsi sentire la presenza e testimonianza d’epoca di personaggi militari, o comunque adibiti alla pubblica sicurezza, che furono piuttosto solidali (certamente responsabilizzati, talvolta testimoni) e preoccupati per le sorti del Mare Adriatico e dei suoi “ospiti”.
Inizialmente pensarono (o misero a credere) potesse trattarsi di qualche sottomarino–spia: ipotesi saltata per via del fondo troppo basso del Mar Adriatico. Poi, formularono problemi collegati alla Nato. Oggi avrebbero forse indicato le cause attribuite chissà, alla guerra in Bosnia…
Immancabile l’intervento della Capitaneria di Porto di Pescara. Ma anch’essa rimase coinvolta in un avvistamento.
Episodio avvenuto in mare il 9 novembre, poco prima delle 21, alla presenza di cinque uomini, compreso il Comandante Nello Di Valentino. Riferirono di aver scorto a bordo della motovedetta “CP 2018” e durante una delle uscite di perlustrazione (proprio in cerca di eventuali risposte agli enigmi capitati in quei giorni) una luce luminosa di colore rosso, «simile ad un razzo», senza che i radar scorgessero alcuna presenza fisica nelle vicinanze. La definizione “simile” starebbe ad indicare una somiglianza ad un comune bengala usato come segnalazione.
Ma, visto che non dovremmo spiegare a un comandante di mare (e neanche al suo equipaggio) di che natura possa essere un vero razzo rispetto ad un Oggetto Volante Non Identificato, potremmo archiviare definitivamente l’accaduto, in maniera più seria del previsto. Se non altro, a causa del successivo colpo di scena, che vide stavolta la “CP 2018” dover subire un forte disturbo (black – out) del radar, avvenuto in circostanze ancor più misteriose, proprio sul luogo dell’avvistamento UFO in mare…
Un’altra eccezionale vicenda, raccontata dal sig. Vittorio S. di Silvi Marina (Te) che, proprio nel 1978 ebbe sul suo motopeschereccio ed assieme ai suoi fratelli un’incredibile esperienza paranormale, che ci racconterà nei minimi dettagli Domenica 22 Febbraio. Assieme a lui, altri marittimi, testimoni di altri fondamentali episodi accaduti in mare.

GLI EXTRATERRESTRI

Come si conviene nell’indagine ufologica, diverso è l’approccio di fronte alla disamina dei casi di incontri con eventuali visitatori alieni, da parte di particolari testimoni. Prima di tutto perché, mancano purtroppo prove reali di fotografie o filmati di autentiche creature extraterrestri. Al limite ci si potrebbe accontentare di tracce…
Tanto più dovremmo cercare di accettare quelle testimonianze che ci sembra più opportuno esaminare, cercando di non distruggere né la buona fede del contattato, né il nostro buonsenso…
Mentre possiamo contare decine di presunti casi di “incontri” di diversa tipologia, avvenuti in Italia tra il ’78 e il ’79, sono meno di dieci quei casi archiviati di IR3 (Incontri ravvicinati del terzo tipo) nel territorio abruzzese, proprio nel periodo immediatamente precedente o successivo all’ondata di avvistamenti UFO in Adriatico. Relativamente pochi quindi, rispetto alle numerose segnalazioni di UFO.
Due IR3 avvenuti a fine agosto. Il primo a Chieti, lunedì 28 (testimone il sig. Amerigo Rocci) con osservazione di una luce intensa nei pressi di una chiesa e l’apparizione di 5 esseri simili a bambini.
Il secondo avvenuto a Tortoreto (TE), con avvistamento UFO nei pressi di una collinetta e successivi esseri (3) scafandrati. Testimoni: un quartetto di giovani di S.Egidio.
Nel periodo “caldo” del flap abruzzese, abbiamo invece un primo caso registrato il 14 novembre a S.Donato di Tagliacozzo (AQ): l’allevatore Giuseppe Di Giovanni di buon mattino notò tra i cespugli, prima un oggetto cilindrico di cinque metri, dentro il quale osservò due piccoli esseri “olografici” dietro una specie di finestra.
Altri quattro casi li riscontriamo tutti a dicembre: il giorno 7 a Navelli (AQ), quando il sig. Alfonso Marinelli affermò di aver visto in viaggio (successivamente con auto completamente paralizzata) due luci volanti con a bordo delle forme umane molto piccole e fluorescenti che si mostrarono senza atterrare.
Due casi distinti, registrati entrambi a Francavilla al Mare (CH) il 16 dicembre. Testimoni degli avvenimenti: (l’allora signorina) Daniela Baldassarre che scorse dalla sua casa un oggetto luminoso e poi due esseri dai lunghi piedi e dalla testa quadrangolare.
Poi, il signor Alfonso D’Aviero: con il suo motorino, vide due piccoli esseri dagli occhi piccoli e tondi, con i quali il testimone cercò invano un approccio amichevole. Infine, il 23 dicembre avvenne in presenza della famiglia Bucco di S.Vito Chietino (CH) un IR3 mentre erano in auto, con avvistamento di un UFO all’inseguimento della vettura e successiva apparizione di uno o più esseri alti come bimbi, che scivolavano saltellando a media altezza.
Sembra piuttosto paradossale, la mancanza di riferimenti simili fra tutti i casi esposti, eccezion fatta per l’altezza degli “alieni” e della tipologia di UFO avvistati in questione.
Nessuna descrizione riferita ad ipotetici “grigi” o “nordici”, ossia gli extraterrestri più conformi alla stragrande maggioranza di testimoni oculari dal 3° tipo in poi. Eccezion fatta, per il caso di “Sabina”, una ragazza di Ancona testimone di un IR3 con un “grigio” che menzionerò in un articolo a parte.
Dopo 6 ustri del resto, mai più come nel ’78 – ’79 sono venuti alla luce avvistamenti e segnalazioni degni di grande risalto nelle zone interessate a quest’indagine, anche se di altri casi clamorosi, se ne contano parecchi, a distanza di anni dall’ondata nell’Adriatico.
Mi si conceda l’ironia di ipotizzare che, se fossimo vissuti nello stesso spirito del business americano, oggi forse avremmo in Abruzzo qualche motopeschereccio in più con la scritta “ALIEN TRAVELS”, alla scoperta magari di improbabili UFO alla deriva nell’Adriatico. Oppure avremmo riposato per qualche giorno nella “Baita dell’extraterrestre”, ai piedi di una montagna e in attesa di una risposta dai Fratelli dello spazio… Invece, niente folklore e nessuna verità.

LEGGENDE METROPOLITANE

Preferisco aggiungere a parte (sia beninteso), degli elementi assai discutibili ma non per questo censurabili, che hanno alimentato “mitologicamente” gli avvenimenti della fatidica ”ondata in Adriatico”.
Anche perché, pur non essendo documentate, le supposizioni che seguono aiutano ad intuire maggiormente il modo in cui un fenomeno collettivo possa tramutare il pensiero e le opinioni del cittadino, fino ad alimentarne i dubbi, le superstizioni o le proprie certezze anche “fideistiche”. Oltre a un intricato sottobosco di ilarità gratuite (in tutti i sensi), dallo sfondo vagamente “contattistico”, fino ad approdare ad una moderna favola ol chiacchiericcio da bar.
Ritengo che nascondere questo genere di notizie stampo “tabloid”, non aiuti ad evitare quella sorta di insulsi pettegolezzi che comunque trovano e troveranno sempre spazio nei salotti di chicchessia. Tanto vale riassumerli quasi tutti, almeno per una volta. Per il giusto senso della cronaca.
a) Nella regione Abruzzo, è opinione diffusa tra alcuni ufologi e appassionati del fenomeno, che sotto il Mar Adriatico, ci siano delle non ben specificate basi UFO.
b) A causa dell’imminente terremoto che occorse l’Irpinia qualche tempo dopo il flap italiano, “gli extraterrestri” avrebbero scongiurato una catastrofe di proporzioni nazionali, soccorrendoci a bisogno per evitare una strage o addirittura un gigantesco maremoto.
c) Anche dentro il Gran Sasso ci sarebbe una base segreta extraterrestre: qui gli eventuali visitatori, avrebbero dato informazioni tecnologiche ad ignoti personaggi (autorità o Governo – ombra). Dovrebbe essersi verificato in proposito, negli anni ’70, un’orribile mutilazione (o sezionamento) ai danni di un bambino terrestre per opera di alieni vendicativi, a causa di un mancato patto avvenuto tra noi e loro. La notizia fu trapelata grazie all’impresario di pompe funebri che vide la salma del piccolo…
d) Dentro il Gran Sasso, non si studiano soltanto “neutrini” o terremoti simulati, ma “ingegneria” segreta americana, con eventuale implicazione aliena.
e) Sempre sul Gran Sasso potrebbero esserci delle “porte dimensionali” avvistate anche di recente, da attendibili scalatori.
f) Negli ultimi trent’anni, si sarebbero verificati scontri a fuoco fra extraterrestri “positivi” e “negativi” nei cieli dell’Adriatico.”

Pino Morelli, direttore Xtimes

FONTE: http://www.rete8.it/cronaca/456221855abruzzo-ufo-in-adriatico-dopo-40-anni-il-mistero-resta/

domenica 24 settembre 2017

14° convegno ufologico delle Marche

A Chiaravalle si parlerà di UFO con esperti mondiali

Domenica 1 ottobre all’Auditorium della Croce Gialla di Chiaravalle si terrà il convegno organizzato da Mirco Brunelli al quale parteciperanno relatori di fama mondiale

CHIARAVALLE  – Dal giorno in cui l’uomo d’affari Kenneth Arnold ne avvistò una formazione sul monte Rainier negli Stati Uniti, il 24 Giugno 1947, i cosiddetti “dischi volanti” sono stati segnalati a più riprese in tutto il mondo.

La sigla anglosassone UFO, coniata dall’USAF, l’aeronautica militare americana, indica questo fenomeno persistente ed inspiegato. L’evento verificatosi a Roswell, sempre negli USA, il 2 luglio 1947, è considerato il primo caso di contatto degli esseri umani con un Ufo. La vicenda divenne famosa perché per gli ufologi a Roswell si verificò lo schianto di un UFO e il presunto recupero di materiali extraterrestri, tra cui cadaveri alieni, da parte dei militari statunitensi. Domenica 1 ottobre, dalle 15,30, all’auditorium della Croce Gialla di Chiaravalle si partirà proprio da qui: “Dopo Roswell, l’inizio di una nuova era?”, è infatti il titolo del 14° convegno ufologico delle Marche, organizzato dal chiaravallese Mirco Brunelli, noto ufologo, che vedrà tra i relatori Roberto Pinotti, fondatore e segretario generale del Centro Ufologico Nazionale, e lo scrittore e giornalista Maurizio Baiata.

«Settant’anni di ufologia – afferma Brunelli – e a conti fatti, fra il 1947 e il 2017, abbiamo oltre 12 mila dossier ufficiali dei militari USA, oltre 700 dei quali rimasti inspiegabili. 1.700, invece, i dossier agli atti dello stato francese raccolti dal 1977, il 28% dei quali resta ugualmente inspiegato. Circa 500 i casi tuttora inspiegati registrati in Italia dal Reparto Generale Sicurezza dell’Aeronautica Militare, mentre il Centro Ufologico Nazionale (CUN) ha agli atti oltre 12 mila rapporti, lo stesso numero di quelli USA. Troppi? No.

Oggi si dispone di circa 1 milione di casi documentati, almeno 200 mila dei quali sono di fonte istituzionale, da quelli della Royal Air Force britannica a quelli del KGB dell’ex URSS. Nessuno ormai osa più dire che il fenomeno degli Ufo non è reale. Anzi, perfino la chiesa cattolica – sottolinea Brunelli – ha significativamente tradotto nella sua lingua ufficiale, il latino, la sigla UFO (Unidentified Flying Objects, oggetti volanti non identificati): Res Inexplicatae Volans.

Nei primi 50 anni (1947-1997) erano state raccolte circa 2.000 fotografie, ma negli ultimi 20 anni, grazie alla foto digitale e ai telefonini diffusi a livello planetario, ne sono saltate fuori altre 8mila, con una crescita numerica esponenziale. Già, ma quali sono quelle autentiche? Le falsificazioni accertate sia nei primi 50 anni che negli ultimi 20 restano in effetti nell’ordine del 10 per cento, mentre il resto documenta le inspiegate ‘cose che si vedono nel cielo’ di junghiana memoria». Di questo e di molto altro si parlerà a Chiaravalle domenica 1 ottobre con esperti di fama mondiale.

Fonte: http://www.centropagina.it/jesi/chiaravalle-1-ottobre-si-parla-ufo-esperti-mondiali/

martedì 30 maggio 2017

Ufologiamarche intervista Leonardo Dragoni sul tema crop circles

In occasione dell'uscita del suo nuovo libro "Cerchi nel grano. Tesi e confutazione di un fenomeno discutibile", abbiamo proposto a Leonardo Dragoni una serie di brevi domande sul tema dei cerchi nel grano (o crop circles), figure geometriche che dagli anni novanta ad oggi appaiono ogni anno in diverse parti del mondo e che sono oggetto di un lungo e controverso dibattito da parte di ricercatori e non sull'origine misteriosa di questo fenomeno.
Abbiamo già intervistato Leonardo nel 2011 (link all'intervista completa) in occasione dell'uscita della prima edizione del suo libro "La Verità sui Cerchi nel Grano, Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile", ediz. Alvorada e già allora, come oggi, ci teniamo ad esprimere tutto il nostro consenso ed appoggio al lavoro svolto in quanto crediamo che sia giusto e necessario porre l'attenzione ad alcuni dettagli che normalmente si tralasciano quando si è in presenza di un cerchio nel grano e soprattutto quando si leggono notizie ed affermazioni riguardanti il fenomeno senza però andare a fondo della fonte che molto spesso risulta controversa e non supportata da prove a sostegno. Il libro cerca di fornire una visione più chiara di tutti gli aspetti che ruotano dietro questo vasto e intricato fenomeno dei crop circles, dove ognuno è libero comunque di farsi la propria opinione in merito.

Segue ora l'intervista (disponibile anche in formato pdf: clicca qui)

Bentrovato Leonardo, sono passati circa 6 anni dalla prima edizione del tuo libro "La verità sui Cerchi nel Grano" e dalla nostra prima intervista su questo fenomeno affascinante e controverso che è quello dei cerchi nel grano (o crop circles in inglese).
Cosa è cambiato dal 2011 ad oggi? Quali sono le ultime novità in tema?

È cambiato che siamo sei anni più vecchi, caro Michele. Per il resto non mi pare sia cambiato granché. Direi che si è confermato e rafforzato quanto già era emerso negli anni addietro, senza grandi sconvolgimenti né novità epocali. Anzi mi sembra che il fenomeno sia in flessione.


Statistiche alla mano ho notato che negli ultimi anni, sia a livello internazionale ma soprattutto in quello nazionale, il numero dei cerchi nel grano è fortemente diminuito. In Italia per esempio (apprendo dal tuo sito web: www.cropfiles.it) si è passati da 13 formazioni rilevate negli anni 2011/2012 per poi scendere drasticamente fino a soli 2 crop circles registrati lo scorso anno.
Quali sono secondo te le cause di questa discesa esponenziale nel numero di apparizioni in tutto il mondo?

Esatto.
Stando all’ultimo quadriennio a me risulta che nel 2013 ci sono stati poco meno di cento casi (dieci in Italia), nel 2014 poco più di cento casi (ma solo cinque in Italia), nel 2015 circa ottantacinque casi (e ancora cinque in Italia) e nell’ultima stagione (2016) meno di settanta casi (e solo due in Italia). C’è un innegabile ridimensionamento, almeno dal punto di vista meramente quantitativo/numerico. Bisognerebbe però capire se invece ci sia un incremento qualitativo (che nel lungo periodo appare evidente), e se – come sospetto – in alcuni paesi possa esserci una controtendenza, cioè un incremento anche quantitativo. L’Italia è stata tra i primi paesi Europei a conoscere e sviluppare questo fenomeno. Il boom da noi c’è stato nei primi anni del Duemila ed è durato fintanto che c’è stato un dibattito e un’esposizione mediatica consistenti. È possibile che in altri paesi il fenomeno sia stato scoperto (mediaticamente) più tardi, e quindi l’intero processo sia ritardato, e magari mentre da noi il fenomeno si sta lentamente spegnendo lì al contrario stia vivendo la più prolifica delle primavere.
Comunque la tendenza generale è al ridimensionamento. C’è una evidente flessione. Se ricordo bene già sei anni fa dissi che avevo la sensazione che il fenomeno era entrato nella sua fase discendente, e oggi temo di essere stato buon profeta.
Le cause? Credo che anno dopo anno aumenti la consapevolezza attorno alla reale natura e origine di questo fenomeno, che ha ben poco di esotico e misterioso, men che mai di ufologico. Venendo gradualmente meno l’alone di mistero, si dirada la nube di mistificazioni che circonda i crop circles, i quali si mostrano sempre più per quello che realmente sono: opere d’arte, in particolare di una forma specifica di arte chiamata land-art. Affascinante, certo, ma non quanto il sospetto – o anche solo l’illusione – che possa trattarsi di una forma di comunicazione aliena. Una volta che l’illusione cessa, l’interesse inevitabilmente scema.


E' di qualche mese fà la dichiarazione del dott. Horace Drew, dottorato di ricerca in chimica presso il California Institute of Technology, il quale afferma che dietro i crop circles si nasconde un preciso e profondo messaggio per l'umanità e che sia possibile distinguere i cerchi autentici da quelli falsi creati da burloni.
In base alla posizione espressa nel tuo libro la tua opinione in merito a tali dichiarazioni sembra essere scontata, ma la domanda che ti vorrei fare invece è la seguente: se io mi trovassi di fronte ad un crop circle e vorrei addentrarmi nel mistero cercando di capirne la sua origine, esiste un vero metodo scientifico riconosciuto, o comunque un protocollo da seguire per distinguere la natura autentica di un cerchio nel grano? Quali sono gli elementi da ricercare per escludere che si tratti di un falso?

Ti risponderò con una domanda: quali prove porta il dott. Drew a sostegno della sua teoria? Nessuna. A dire il vero non la definirei neppure una “teoria” (che presupporrebbe la previsione di qualcosa in base a formulazioni logiche, coerenti, e basate su indagini empiriche) ma piuttosto un’ipotesi bislacca, francamente campata in aria, perché si regge esclusivamente su gratuite dichiarazioni di fede.
La distinzione tra cerchi “autentici/genuini” e “falsi/hoax” è preconcetta e fuorviante, poiché presuppone già che esistano dei cerchi creati dall’uomo (che sono falsi) e altri creati da misteriose intelligenze aliene (autentici). Non è così. Non posso qui elencare e discutere tutte le presunte “anomalie” secondo le quali sarebbe possibile distinguere tra un cerchio genuino e uno falso. Molte pagine del mio libro sono dedicate proprio a questo, a smontare questo assunto. Mi limito qui a ricordare che ci sono stati in passato moltissimi cerchi realizzati da circlemakers (artisti, letteralmente creatori dei cerchi) che sono stati esaminati da “esperti” mondiali di cerchi nel grano, e da costoro dichiarati indubitabilmente autentici, alieni. Famosa rimane l’affermazione di Pat Delgado nel 1991 (“Questa non può in nessun modo essere una bufala. È il miglior momento della mia ricerca”. – Cfr. Graham Brough, Men who conned the world, in “Today”, 9 Settembre 1991, pp. 1-2; 11-12.), ma di casi analoghi ce ne sono tantissimi. Ti posso assicurare che no, non esiste alcun protocollo o analisi o esame per stabilire la natura di un cerchio nel grano, perché i crop circles sono tutti veri (stano lì, indiscutibilmente) e sono tutti falsi (realizzati dall’uomo).


I crop circles sono a tutti gli effetti una forma di Land Art e come tale, specialmente negli ultimi anni, si constata un aumento di figure nei campi a scopo pubblicitario commissionate da aziende famose che vanno dal settore alimentare fino a quello automobilistico.
E' questo il futuro del fenomeno dei crop circles?

In realtà sono molti anni che esiste una componente commerciale e pubblicitaria legata a questo fenomeno. Su un tema analogo scrissi tempo fa un breve articolo intitolato “Cerchi nel grano e business, quale legame?” (http://www.cropfiles.it/articoli/cropbusiness.html). Forse i precursori furono i Led Zeppelin, quando nel 1990 fecero uscire la raccolta “Remasters” con impresso sulla copertina il crop circle apparso nel Luglio di quell’anno presso Alton Barnes, adombrato dal passaggio di un dirigibile Zeppelin.
L’ultimo in ordine di tempo è stato il cerchio nel grano in Val d’Arbia, provincia di Siena, che pubblicizza l’avvento di un nuovo biscotto del Mulino Bianco, la cui pubblicità sta andando in onda proprio questi giorni in televisione.
Non so dirti se sia questo il futuro dei crop circles, ma se dovessi scommettere un euro direi di no. Questo mi sembra piuttosto un aspetto collaterale e residuo, che vive a margine del fenomeno stesso. Se il fenomeno morisse, anche il potere commerciale di questa forma di pubblicità credo che ne risentirebbe in negativo.


L'immagine del crop circle presente nella copertina del tuo libro parla chiaro, il fenomeno dei cerchi nel grano nella regione Marche ha lasciato il segno. Il caso ha voluto che proprio il 2011, anno di uscita della prima edizione del tuo libro, sia stato l'ultimo che ha registrato dei cerchi nel grano nelle Marche, almeno fino ad oggi.
Pensi che questo periodo di "crisi" in questa regione e in Italia sia passeggero oppure il fenomeno si stà avviando inesorabilmente verso la sua conclusione?

Si in Italia abbiamo eccellenti circlemakers, e credo si possa dire che Montegranaro nelle Marche è stata (prima di Poirino in Piemonte) la capitale dei cerchi nel grano. Ho però la sensazione che i fasti di un tempo non torneranno, e che il fenomeno si stia inesorabilmente consumando, a causa di una decrescita dell’interesse dovuta soprattutto a un aumento di consapevolezza da parte del pubblico, dei media e degli stessi addetti ai lavori.


Pensando al futuro, quali saranno i tuoi prossimi progetti su questo tema?

Nell’immediato non ho progetti che riguardano i cerchi nel grano. Sto scrivendo dei volumi sulla storia dei crop circles, e sono arrivato dalle origini agli anni Novanta. Magari in futuro potrò completare questo lavoro sugli anni più recenti, forse.
Tuttavia ho la sensazione che da parte del grande pubblico ci sia ben poco interesse a conoscere approfonditamente questa tematica, e che gli stereotipi e i luoghi comuni attorno a questo fenomeno tendono a riciclarsi invariati negli anni, incuranti del fatto che il dibattito specialistico e internazionale abbia abbondantemente e definitivamente sciolto quei nodi che pure vengono ripresentati ogni volta. Tieni conto che sui crop circles si sapeva sostanzialmente tutto già nei primissimi anni Novanta. Quello che è accaduto negli ultimi venticinque anni è sostanzialmente un continuo remake dello stesso film. Questo per un ricercatore serio è un po’ frustrante. Quando oggi vedo la foto di un palese allettamento naturale (grano schiacciato da vento e pioggia) e leggo sul quotidiano di turno che sono stati allertati gli esperti ufologi per esaminare l’area… all’inizio mi faceva ridere, adesso un po’ mi deprime.


Qual'è il cerchio nel grano che nella storia del fenomeno ti ha colpito più di tutti? E perchè?

Di crop circles bellissimi da vedere, e tecnicamente complessi da realizzare ce ne sono tanti, non saprei sceglierne uno. Dal punto di vista personale ed emotivo, per il significato che ha avuto per me, il cerchio nel grano più importante è stato proprio quello di Montegranaro del 2005 (http://www.cropfiles.it/cropcircles-2005/Montegranaro-25giugno2005.html), che posso dire di aver scoperto io, e che poi sarebbe diventato un caso internazionale nonché la copertina del mio libro.


Chiudiamo questa intervista con una domanda fatidica: si riuscirà mai, secondo te, a svelare definitivamente il mistero che si cela dietro i cerchi nel grano, oppure ci sarà sempre "qualcosa" o "qualcuno" che non permetterà di far cadere l'ago della bilancia da un lato piuttosto che dall'altro?

Caro Michele, a mio avviso il mistero è già definitivamente svelato, al di la di ogni ragionevole dubbio. Credo che chiunque abbia studiato a fondo la questione, senza paraocchi e con onestà intellettuale, non può che essere giunto alle mie stesse conclusioni.
Sono convinto che i cosiddetti believers (coloro che credono alla natura esotica o aliena dei pittogrammi) siano divisibili in due grandi categorie: quelli poco e/o male informati, che quindi cambierebbero idea se approfondissero davvero la questione con spirito critico; e quelli assoluti, che invece vogliono credere, lo desiderano al di al della ragione e dell’evidenza. Come coloro che credono che Gesù sia davvero nato da una vergine. Saresti capace tu di convincerli che è impossibile?


Grazie Leonardo per la tua disponibilità, è stato un vero piacere.

Grazie a te Michele, e a tuoi lettori, il piacere è stato mio.


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Potete scaricare questa intervista in formato pdf al seguente link:
http://www.ufologiamarche.altervista.org/relazioni/Intervista_Leonardo_Dragoni_2017.pdf

Per maggiori informazioni sul libro potete visitare il seguente link:
https://www.amazon.it/Cerchi-grano-confutazione-fenomeno-discutibile/dp/8892651161


Inoltre vi proponiamo il link ad un interessante intervista ai maggiori ricercatori internazionali in tema di crop circles svolta da Leonardo Dragoni con la nostra collaborazione (in inglese): http://www.cropfiles.it/interviste/The_Interview.pdf

Infine vi suggeriamo di visionare l'indagine statistica sui crop circles italiani riguardante il quadriennio 2003-2006 svolta con la nostra collaborazione:
http://www.cropfiles.it/articoli/cropstatic.pdf

lunedì 29 maggio 2017

Cerchi nel grano: effimeri e fugaci, eppure immortali.

Di Leonardo Dragoni

Con i suoi 68 esemplari, l’ultima stagione di cerchi nel grano (2016) è stata la più avara dell’ultimo trentennio.
Per coloro che non sapessero di cosa si tratta, i cerchi nel grano (alias pittogrammi, agroglifi, formazioni) sono aree di coltivazione (generalmente grano, ma anche mais, colza, erba) appiattite in modo tale da formare delle figure geometriche (non soltanto cerchi) pienamente apprezzabili solamente dall’alto.
Fino a non molti anni fa, questo fenomeno era considerato un mistero inspiegabile, l’enigma del secolo, la possibile e tangibile dimostrazione della presenza di intelligenze aliene.
Questo mistero è oggi in graduale declino, eppure sopravvive ancora a mille avversità, riproducendosi ogni volta in condizioni proibitive, come un lichene su Marte o un arbusto spontaneo tra gli interstizi dell’asfalto rovente.

Il mistero ha resistito quando il 16 Giugno del 1990 il gruppo ufologico francese “Comité Nord-Est des Groupes Ufologiques” (CNEGU), già presente nell’estate precedente a Cheesefoot Head col nome di Gruppo VECA, aveva realizzato in Francia presso Verdes uno splendido cerchio con doppio anello, circondato da quattro piccoli satelliti perfettamente disposti a croce celtica. Per creare questo pittogramma era stato assunto un esperto di effetti speciali cinematografici, che a sua volta si era avvalso di due collaboratori. Ai tre era stato chiesto di concludere il complesso lavoro in breve tempo, senza lasciare tracce, alla presenza di un notaio e mentre venivano fotografati da un velivolo ad alta quota. L’incaricato entrò così nel campo insieme ai suoi due collaboratori, utilizzando le tramlines (solchi del passaggio dei mezzi agricoli), armato di un rullo da giardiniere, un picchetto, una corda. Il crop circle fu replicato, con le caratteristiche richieste, in una sola ora. Il resoconto di questo articolo sarebbe stato successivamente pubblicato nel Novembre 1990 sulla rivista “Science et Vie” col titolo “La folle storia dei cerchi nel grano”. Splendide fotografie della creazione furono pubblicate anche da Robè sul sito del C.N.E.G.U.

Il mistero ha resistito alle dimostrazioni fornite nel 1991 da due pensionati di Southampton (Douglas Bower e David Chorley), autori di molte di queste formazioni che apparivano nei campi inglesi da circa un decennio. Quando l’esperto nazionale Pat Delgado aveva visitato il crop circle realizzato da Bower e Chorley, aveva dichiarato: “Questa non può in nessun modo essere una bufala. È il miglior momento della mia ricerca”. Alcuni minuti dopo realizzò di essere stato raggirato e telefonò all’amico e collega Colin Andrews: “Siamo stati tutti imbrogliati... Questa cosa distruggerà migliaia di vite”.
Per qualche giorno sembrò tutto finito. Invece no: giusto il tempo di incassare il colpo, metabolizzarlo, e i believers serrarono i ranghi e tornarono alla carica, con l’intento di screditare Bower e Chorley, facendoli apparire come due imbroglioni, che avevano interesse a squalificare e insabbiare l’autentico mistero dei cerchi nel grano.

Il mistero ha resistito anche alla “Crop Circle Making Competition” dell’anno successivo, organizzata da John Michell, Richard e John Adams, e Rupert Sheldrake, grazie anche al finanziamento della “Koestler Foundation” e della rivista tedesca “PM”, e alla co-sponsorizzazione del “The Guardian” e del “The Cereologist”. Lo scopo era proprio mettere un punto sulla possibilità che alcuni artisti dotati di mezzi di lavoro rudimentali, potessero (oppure no) realizzare simili opere.
Durante la notte dell’11 Luglio 1992, presso West Wycombe, nel Buckinghamshire, i concorrenti (da soli o in team), agirono sorvegliati e fotografati da un velivolo che sorvolava la zona. Nel campo di gara potevano accedere soltanto i circlemakers (artisti che realizzano le formazioni) e cinque giudici. Parteciparono, tra gli altri, Adrian Dexter e Jim Schnabel, che negli anni successivi sarebbero diventati circlemakers molto in voga. I risultati furono sorprendenti, e decretarono che era sufficiente un buon ingegno e una strumentazione dozzinale, per realizzare autentici capolavori in poche ore, durante la notte.
Eppure, neanche questa dimostrazione riuscì a incrinare le solide certezze degli ufologi e dei believers, secondo i quali i cerchi nel grano autentici presentavano delle peculiarità e delle alterazioni chimico-fisiche che le altre formazioni (quelle replicate dall’uomo) non potevano possedere.

A dare nuova linfa ai credenti fu l’emergere di un gruppo di ricerca americano noto come “BLT” dalle iniziali dei suoi esponenti: Burke, Levengood, Talbott. Questo gruppo, finanziato anche da Laurence Rockefeller, e capitanato dal biofisico William C. Levengood, produsse negli anni Novanta una incredibile quantità di documenti e di report elaborati su molti campioni di grano prelevati in vari crop circles in giro per il mondo.
Si giunse al culmine della cosiddetta “fase scientifica” del fenomeno dei cerchi nel grano, quando nel 2001 fece scalpore la pubblicazione di un articolo a firma del fisico Eltjo H. Haselhoff, il quale propendeva per l’ipotesi del coinvolgimento di misteriose sfere di luce (una particolare tipologia di UFO) nel processo di creazione dei crop circles.
Sarebbe qui complicato approfondire in poche pagine tutta a documentazione scientifica e parascientifica prodotta in quegli anni dal BLT e da Haselhoff, insieme a tutte le altre ipotesi e teorie avanzate in ordine sparso da ufologi, ricercatori, neofiti e appassionati del fenomeno. Tutto questo viene sviscerato e confutato in ogni dettaglio nel libro “Cerchi nel grano. Tesi e confutazione di un fenomeno discutibile” (YouCanPrint, 2017), da poco uscito in commercio.


Cartaceo: http://www.youcanprint.it/fiction/scienze-sociali-generale/cerchi-nel-grano-tesi-e-confutazione-di-un-fenomeno-discutibile-9788892651166.html

Epub e Pdf: http://www.youcanprint.it/fiction/fiction-fantasy-paranormale/cerchi-nel-grano-tesi-e-confutazione-di-un-fenomeno-discutibile-9788892653481.html

Mobi/Kindle: https://www.amazon.it/dp/B06XNM7MQC/




Diciamo però fin da subito che negli anni seguenti tutto l’impianto probatorio messo in piedi dal BLT e da Haselhoff venne smontato da una importante pubblicazione scientifica (“Balls of Light: The Questionable Science of Crop Circles”) apparsa nel 2005 sul Journal of Scientific Exploration. In questo documento, firmato dal ricercatore italiano Francesco Grassi e dai suoi colleghi Cocheo e Russo, si metteva in evidenza l’inconsistenza della letteratura scientifica sui crop circles fino a quel momento.

Negli anni successivi numerosi circlemakers diedero ulteriori e grandiose dimostrazioni della loro arte, spesso anche di fronte alle telecamere di alcune emittenti televisive.
Eppure attorno ai cerchi nel grano, ancora oggi aleggia un alone di mistero.
Solo pochi giorni fa è uscito sui media americani e in molti siti internet un articolo di Horace Drew, conosciuto da anni nella comunità dei cerchi come “Red Collie”, il quale sostiene che i cerchi nel grano siano dei messaggi da decifrare, lasciati da civiltà aliene e da viaggiatori dello spazio.
Non è però grazie alle bislacche teorie di ufologi imbonitori che questo mistero sopravvive ancora. I motivi per cui non ci si arrende all’evidenza son ben altri, e vanno ricercati nel fascino che queste creature sono in grado di suscitare negli spettatori, nella potente seduzione che ingenerano tra gli astanti e nella platea. Chiunque si sia imbattuto di persona in un crop circle, è stato certamente pervaso da un senso di maestosità, di grandezza e di armonia trasmesso da quel disegno geometrico che viene percepito come qualcosa di vivo. Al suo cospetto si viene investiti da un senso di pace e di sacralità, al punto che si rifiuta una spiegazione profana e meramente razionale.
Questa è, del resto, l’essenza di un’opera d’arte.
Tanto più apprezzabile nella misura in cui è anonima ed effimera, nata ed impressa nella natura. E nella natura sarebbe destinata anche a morire, senza lasciare traccia di sé, se non fosse catturata dagli obiettivi delle macchine fotografiche dei passanti.

Leonardo Dragoni dirige il sito web cropfiles.it dedicato ai cerchi nel grano. Ha pubblicato numerosi articoli sul tema, oltre ai libri: Storia dei cerchi nel grano. Le origini (2013); Storia dei cerchi nel grano. Gli anni Novanta (2016); Cerchi nel grano. Tesi e confutazione di un fenomeno discutibile (2017).

giovedì 1 gennaio 2015

Ritornano gli UFO sul Monte San Vicino

Apprendiamo dal sito Segnidalcielo.it la notizia di un nuovo avvistamento avvenuto il giorno 13/11/2014 nella zona del Monte San Vicino, già teatro di diversi avvistamenti nel recente periodo (vedi Avvistamento del 6 giugno 2014 e Avvistamento del 23 giugno 2014). 
Quest'ultimo avvistamento è documentato da alcune fotografie e da un breve racconto inviato da una collaboratrice del sito. 

Tutti i dettagli sull'avvistamento sono visibili al seguente link: http://www.segnidalcielo.it/marche-italia-ritornano-gli-ufo-sul-monte-san-vicino/